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IL POSITIVISMO. COMTE, DARWIN, SPENCER

AUGUSTE COMTE E IL POSITIVISMO

comte

Il filosofo francese Auguste Comte è il fondatore del Positivismo, ovvero di un nuovo sistema di pensiero basato sulla convinzione che la scienza sperimentale potesse spiegare non solo i fenomeni naturali, ma anche i meccanismi sociali e i comportamenti umani. La sua opera principale è Corso di filosofia positiva (1830-1842).

Il termine “positivo”, da cui deriva positivismo, indica tutto ciò che è concreto, reale, sperimentabile, in contrapposizione a ciò che è astratto e metafisico. Il positivismo, rifiutando le inutili teorie metafisiche, si proponeva di fondare una nuova scienza basata sulle leggi concrete della natura. per Comte:

  • La SCIENZA è l’unico metodo per raggiungere una vera conoscenza, e in particolare la fisica, la chimica, la biologia, l’astronomia possono spiegare i fenomeni naturali.
  • La SOCIOLOGIA (inventata da Comte) è la scienza che spiega i rapporti che si stabiliscono tra gli uomini. Anche i rapporti tra gli uomini, infatti, sono regolati da leggi che possono e devono essere studiate scientificamente.
  • L’OTTIMISMO e la FEDE NEL PROGRESSO derivano dalla fiducia nella scienza, intesa come disciplina che può risolvere qualsiasi problema dell’uomo. La scienza mira al benessere degli uomini, di conseguenza l’approccio scientifico alla realtà conduce inevitabilmente al progresso generale e al miglioramento della qualità di vita;
  • La FILOSOFIA è una “super-scienza”, ovvero ha il compito di organizzare e coordinare i risultati delle singole scienze specialistiche, in modo da creare un unico sistema di spiegazione della realtà.

La legge dei tre stati

L’uomo ha sempre tentato di dare una spiegazione ai fenomeni naturali, ma lo ha fatto in modi diversi, e spesso fantasiosi, nel corso della storia, a partire dall’antichità fino all’età moderna. Comte quindi divide tre stati:

  1. Il primo stato è quello teologico (che corrisponde all’infanzia dell’umanità), ovvero lo stato in cui l’uomo spiega l’origine dei fenomeni attribuendone le cause a forze divine superiori (ad esempio, “il maremoto è conseguenza dell’ira di Nettuno”);
  2. Il secondo è lo stato metafisico (adolescenza dell’uomo), ovvero lo stato in cui l’uomo rifiuta la spiegazione divina e cerca nell’essenza astratta dei fenomeni la spiegazione a tutto (ad esempio, il fuoco brucia perché possiede l’essenza del calore, la virtù calorifica);
  3. Il terzo stato è quello positivo (maturità dell’uomo), ovvero lo stato che si trova a vivere l’uomo moderno, il quale (a partire da Galilei) spiega i fenomeni studiandone le leggi ed eseguendo esperimenti;

Nel positivismo si assiste a un cambio di prospettiva importante: con il positivismo l’uomo rinuncia alla ricerca dei perché delle cose per concentrarsi sul come accadono. Non è importante trovare le cause dei fenomeni, ma comprendere i loro meccanismi, capire come accadono, per poi magari riprodurli in laboratorio. Ciò vale sia per i fenomeni naturali che per quelli sociali. Chimica, biologia fisica servono a comprendere ciò che accade in natura, la sociologia (e la psicologia) svela i meccanismi che regolano le azioni degli uomini e i loro comportamenti sociali. Per Comte, attraverso uno studio analitico e rigorosamente scientifico della società è possibile comprendere e dunque risanare qualsiasi problema sociale e risolvere positivamente ogni questione politica.

CHARLES DARWIN E IL POSITIVISMO EVOLUZIONISTICO

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Charles Darwin fu un famoso biologo inglese celebre per la sua teoria dell’evoluzione delle specie animali e vegetali. La sua opera più famosa L’origine della specie (1859) contiene le teorie della “lotta per la sopravvivenza” e della “selezione naturale”, ovvero:

  • in natura tutti gli individui di tutte le specie lottano tra di loro per il cibo, il territorio, ecc., ma solo gli individui più forti, che riescono ad adattarsi all’ambiente in continua trasformazione, possono sopravvivere
  • Attraverso la lotta per la sopravvivenza e la selezione naturale le diverse specie animali e vegetali si evolvono in forme sempre più avanzate. Gli individui deboli (quelli malati o che non hanno sviluppato capacità di adattamento) sono destinati a soccombere e a scomparire.

HERBERT SPENCER E IL DARWINISMO SOCIALE

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La teoria di Darwin (che spiega l’estinzione di tante specie animali o la loro evoluzione in forme diverse) fu applicata dal filosofo inglese Herbert Spencer anche alla vita sociale. Nella sua opera I primi principi (1862) Spencer teorizza infatti il darwinismo sociale ovvero:

  • all’interno della società gli individui più deboli (i malati, i poveri, coloro che svolgono lavori umili, la minoranze religiose o etniche) sono destinati a soccombere a vantaggio dei gruppi sociali più forti (i ricchi, la classe dirigente, i politici)

Durante il secolo XX i teorici del nazismo (Hitler), pur senza mai nominare Darwin, lo utilizzarono largamente per legittimare il concetto di “superiorità della razza” e per eliminare ebrei, zingari, testimoni di Geova, oppositori politici, prigionieri di guerra nei campi di concentramento.

Alessandra Otteri Mostra tutti

ALESSANDRA OTTIERI, dottore di ricerca in Italianistica presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II” (1998) e assegnista presso lo stesso Ateneo nel biennio 2000/2002, è docente a contratto presso l’Università “L’Orientale” di Napoli (dal 2004).
Ha collaborato con la cattedra di Letteratura Italiana Contemporanea presso il DIPSUM dell’Università degli Studi di Salerno. Presso lo stesso ateneo ha svolto attività di tutorato, didattico-integrative, propedeutiche e di recupero (2010-2012) e ha conseguito un secondo dottorato di ricerca (2013).
Nel 2012 ha partecipato all'ASN (abilitazione scientifica nazionale) conseguendo l'idoneità al ruolo di professore associato di Letteratura italiana contemporanea. È docente di materie letterarie nella scuola superiore.
Tra le sue pubblicazioni: I numeri, le parole. Sul ‘Furor mathematicus’ di Leonardo Sinisgalli (Milano, Franco Angeli, 2002); L’esperienza dell’impuro. Filosofia, fisiologia, chimica, arte e altre “impurità” nella scrittura di Valéry, Ungaretti, Sinisgalli, Levi (Roma, Aracne, 2006); Fillia poeta e narratore futurista. Dal “futurcomunismo” al genere “brillante” (Napoli, Guida, 2013, nuova edizione accresciuta; I ed. Napoli, Dante & Descartes, 1999).
Dal 2004 è caporedattore della rivista di letteratura e arte «Sinestesie», per la quale ha curato alcuni numeri monografici, e dal 2010 è direttore, insieme a Carlo Santoli, del supplemento «Sinestesieonline».
Nel biennio 2007/2008 ha scritto elzeviri, cronache letterarie e d’arte per la terza pagina dell’«Osservatore romano».
Studiosa delle avanguardie e di poeti e scrittori del Novecento (Fillia, Sinisgalli, Ungaretti, Caproni, Valery, Primo Levi, Scialoja), ha pubblicato saggi e articoli su riviste letterarie e d’arte («Filologia & critica», «Filologia Antica e Moderna», «Critica letteraria», «Annali dell’Istituto Universitario Orientale», «Quaderni di scultura», «Wuz», «L’Isola», ecc.).

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