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LA NASCITA DEGLI STATI UNITI D’AMERICA (1783) E LA GUERRA DI SECESSIONE (1861-65)

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La Dichiarazione di indipendenza, John Trumbull (1819)

L’Inghilterra, che uscì vittoriosa dai conflitti europei del XVIII secolo, si affermò come potenza mondiale; ma le guerre gli costarono molto care, a tal punto che il governo inglese decise di tassare anche le colonie americane. Nel 1774 fu imposta la tassa sul tè importato in America che provocò proteste vigorose da parte delle colonie. Fece molto scalpore l’iniziativa di un gruppo di coloni ribelli nel porto di Boston che gettarono in mare il carico di alcune navi inglesi. Il governo britannico reagì con fermezza e nel 1775 a Lexington vi fu uno scontro tra l’esercito del Massachussetts contro i soldati inglesi. L’anno successivo tutti i rappresentati delle colonie si riunirono a Filadelfia dove formarono un parlamento (il Congresso) e affidarono il comando dell’esercito a George Washington, un generale che aveva già combattuto nelle guerre contro i Francesi.

La Dichiarazione d’Indipendenza (1776)

Al Congresso presero parte Benjamin Franklin e Thomas Jefferson. I due ispirarono la Dichiarazione d’indipendenza approvata il 4 luglio 1776. La dichiarazione stabiliva che tutti gli uomini crescono uguali e dotati di diritti, che nessuno può togliere loro il diritto alla vita, alla libertà e alla ricerca della propria felicità. Non meno importante era un altro principio: quando un governo nega questi diritti il popolo è legittimato a ribellarsi. La sovranità del popolo nella realtà non apparteneva proprio a tutti dato che inizialmente il diritto di voto venne limitato ai cittadini che possedevano delle proprietà. Gli schiavi non potevano votare e non avevano il diritto alla libertà.

La Guerra d’indipendenza

La forza degli inglesi era senza alcun dubbio maggiore rispetto a quella dei coloni che però erano più motivati a vincere dato che erano in gioco le loro case e la loro terra. Il presidente Washington cercò di evitare le grandi battaglie e di guadagnare tempo in questo modo l’Inghilterra doveva spendere più soldi per il mantenimento del suo esercito oltre oceano. Nel frattempo il Congresso inviò in Europa diversi ambasciatori, tra i quali Benjamin Franklin, per ottenere l’appoggio di altre nazioni.

Nel 1778 la Francia, da sempre nemica dell’Inghilterra, entrò in guerra in aiuto dei coloni e gli inglesi furono sconfitti a Yorktown, nel 1781.

Nel 1783 fu firmato il trattato di Versailles, con il quale l’Inghilterra riconosceva l’indipendenza degli Stati Uniti e cedeva alla Francia alcune isole delle Antille e la colonia africana del Senegal.

Gli Stati Uniti d’America

Nel 1787 fu riunito nuovamente il Congresso che approvò la Costituzione degli Stati Uniti d’America e nel 1789 George Washington venne eletto presidente degli Stati Uniti. Ogni Stato era indipendente ma unito agli altri all’interno di una repubblica federale. Al governo federale spettava il controllo della polizia estera e quello dell’esercito. La Costituzione prevedeva la separazione dei poteri: legislativo, esecutivo e giudiziario. Il potere esecutivo (il governo) venne affidato al presidente degli Stati Uniti, eletto dal popolo.
Il potere legislativo spettava al Congresso, formato da un Senato e una Camera dei deputati, con membri eletti nei singoli Stati. Infine il potere giudiziario fu affidato a giudici eletti in ogni Stato e a una Corte suprema federale che doveva far rispettare la Costituzione.

La guerra di secessione

Col tempo però sorsero contrasti fra gli Stati. Questo perché il Sud basato sull’agricoltura non aveva gli stessi interessi del Nord più indirizzato verso l’industria. Ed inoltre il sud voleva mantenere la schiavitù. Per questi motivi nel 1861-65 vi fu una guerra civile fra Nord e Sud chiamata: Guerra di Secessione. Fu vinta dal Nord ed ebbe come conseguenza l’abolizione della schiavitù e l’affermazione di una maggiore democrazia.

Lo sviluppo degli Stati uniti affascinava moltissimo gli europei che continuavano ad arrivare insistentemente incoraggiati da una prospettiva di vita e di lavoro migliori. La popolazione americana passo dai 3,9 milioni del 1790 ai 76,3 milioni del 1900. La realtà però era ben diversa dato che questo era quello che si poteva osservare dall’esterno del paese, ma comunque molti emigranti europei riuscirono a costruirsi una vita più libera e dignitosa di quella che avevano lasciato nel proprio paese di origine.

Alessandra Otteri Mostra tutti

ALESSANDRA OTTIERI, dottore di ricerca in Italianistica presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II” (1998) e assegnista presso lo stesso Ateneo nel biennio 2000/2002, è docente a contratto presso l’Università “L’Orientale” di Napoli (dal 2004).
Ha collaborato con la cattedra di Letteratura Italiana Contemporanea presso il DIPSUM dell’Università degli Studi di Salerno. Presso lo stesso ateneo ha svolto attività di tutorato, didattico-integrative, propedeutiche e di recupero (2010-2012) e ha conseguito un secondo dottorato di ricerca (2013).
Nel 2012 ha partecipato all'ASN (abilitazione scientifica nazionale) conseguendo l'idoneità al ruolo di professore associato di Letteratura italiana contemporanea. È docente di materie letterarie nella scuola superiore.
Tra le sue pubblicazioni: I numeri, le parole. Sul ‘Furor mathematicus’ di Leonardo Sinisgalli (Milano, Franco Angeli, 2002); L’esperienza dell’impuro. Filosofia, fisiologia, chimica, arte e altre “impurità” nella scrittura di Valéry, Ungaretti, Sinisgalli, Levi (Roma, Aracne, 2006); Fillia poeta e narratore futurista. Dal “futurcomunismo” al genere “brillante” (Napoli, Guida, 2013, nuova edizione accresciuta; I ed. Napoli, Dante & Descartes, 1999).
Dal 2004 è caporedattore della rivista di letteratura e arte «Sinestesie», per la quale ha curato alcuni numeri monografici, e dal 2010 è direttore, insieme a Carlo Santoli, del supplemento «Sinestesieonline».
Nel biennio 2007/2008 ha scritto elzeviri, cronache letterarie e d’arte per la terza pagina dell’«Osservatore romano».
Studiosa delle avanguardie e di poeti e scrittori del Novecento (Fillia, Sinisgalli, Ungaretti, Caproni, Valery, Primo Levi, Scialoja), ha pubblicato saggi e articoli su riviste letterarie e d’arte («Filologia & critica», «Filologia Antica e Moderna», «Critica letteraria», «Annali dell’Istituto Universitario Orientale», «Quaderni di scultura», «Wuz», «L’Isola», ecc.).

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