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L’UNITA’ D’ITALIA – TAPPE PRINCIPALI

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1848-1849 – PRIMA GUERRA D’INDIPENDENZA

Nel 1848 scoppiarono insurrezioni in tutta Europa. In Italia la rivolta contro gli austriaci dominatori scoppiò inizialmente a Venezia (dove fu proclamata la Repubblica) e a Milano (le famose “cinque giornate di Milano” che portarono alla formazione di un governo provvisorio)

Nell’Italia meridionale (dominata dai Borboni spagnoli) la rivolta scoppiò a Palermo e costrinse il re Ferdinando II a concedere la Costituzione. La rivolta si propagò anche in altre città italiane costringendo i sovrani a concedere anch’essi la Costituzione.

Vista la situazione, il re di Piemonte e Sardegna Carlo Alberto di Savoia (sul trono dal 1831), spinto da tutti i patrioti italiani, decise di dichiarare guerra all’Austria e di mettersi alla guida del processo di unificazione nazionale. A lui si unirono anche il papa Pio IX, Leopoldo II e Ferdinando II; la guerra contro l’Austria divenne quindi una guerra nazionale (I Guerra d’Indipendenza 1848-1849). Dopo qualche successo contro l’Austria, tuttavia il papa decise di ritirare l’esercito e così anche Leopoldo di Toscana e Ferdinando II: avevano paura che Carlo Alberto acquistasse troppo potere in Italia. Carlo Alberto, lasciato solo fu costretto a firmare l’armistizio con gli austriaci. Poco dopo riprese la guerra contro l’Austria, ma subì una pesante sconfitta e fu costretto ad abdicare in favore di Vittorio Emanuele II.

IL PROGETTO POLITICO DI CAVOUR (IL PIEMONTE GUIDA L’UNIFICAZIONE NAZIONALE)

Nello stato sabaudo (cioè il regno di Piemonte e Sardegna) a partire dal 1850 si fa strada un abile uomo politico Camillo Benso di Cavour, prima ministro dell’agricoltura e poi primo ministro in tutto il periodo delle guerre risorgimentali. Cavour attraverso varie riforme (agricoltura, finanze, giustizia) riorganizzò in modo efficiente il regno di Piemonte.

Per Cavour il regno piemontese, guidato da Vittorio Emanuele II, avrebbe dovuto stringere un’alleanza con la Francia, per cacciare gli austriaci dalla penisola e per costituire un vasto regno dell’Italia Settentrionale. Cavour strinse quindi accordi segreti con Napoleone III (gli accordi di Plombiers, 1858) in base ai quali la Francia sarebbe entrata in guerra a fianco del regno sabaudo solo se quest’ultimo fosse stato attaccato dall’Austria. In cambio la Francia avrebbe ricevuto Nizza e la Savoia. Cavour, per provocare l’Austria, fece disporre truppe sabaude lungo il confine con i territori austriaci.

1859-1860 – SECONDA GUERRA D’INDIPENDENZA (ANNESSIONE AL PIEMONTE DI LOMBARDIA, TOSCANA, ROMAGNA)

L’Austria, non accettò le provocazioni e attaccò il Regno di Sardegna (II Guerra d’Indipendenza). Come da patti la Francia si schierò con Vittorio Emanuele II. Dopo una serie di vittorie delle truppe sardo-francesi, tuttavia, Napoleone III “tradì” i piemontesi e propose all’Austria un armistizio. Il 12 luglio 1859 fu quindi firmato l’armistizio di Villafranca tra Francia ed Austria. Con questa pace l’Austria si teneva il Veneto ma cedeva la Lombardia alla Francia che a sua volta la cedeva al Piemonte. Nel 1860 nell’Italia centrale si tennero dei plebisciti con i quali le popolazioni di Romagna e Toscana chiesero ed ottennero l’annessione al regno di Piemonte. Terminava così la prima fase dell’unificazione pensata da Cavour (Piemonte, Lombardia, Toscana e Romagna erano i primi territori unificati sotto la corona di Vittorio Emanuele II). La Francia accettò la situazione ottenendo dall’Italia Nizza e Savoia.

1860 – GARIBALDI E LA SPEDIZIONE DEI MILLE (ANNESSIONE DELL’ITALIA MERIDIONALE)

A questo punto entrarono in scena i patrioti repubblicani di Giuseppe Mazzini con l’organizzazione di una spedizione di mille volontari guidati da Giuseppe Garibaldi, avente lo scopo di fare insorgere le masse popolari meridionali. La spedizione partì da Quarto il 5 maggio 1860.

Garibaldi, sbarcato in Sicilia, piegò subito la resistenza delle male armate truppe borboniche e, in nome di Vittorio Emanuele II, vi proclamò la dittatura. Poi iniziò la risalita verso Napoli, dove entrarono il 7 settembre 1860.

Intanto, per paura che Garibaldi potesse giungere a Roma, scatenando la reazione del Papa, Cavour inviò truppe piemontesi in Umbria e nelle Marche, occupandole. Le truppe quindi si misero in marcia verso Napoli pronte a scontrarsi con Garibaldi che, invece, preferì attendere l’arrivo del re.

Nel frattempo nell’Italia meridionale si tennero dei plebisciti per l’annessione al regno sabaudo, che ebbero esito favorevole.

Il 26 ottobre 1860, con lo storico incontro di Teano, Garibaldi consegnò a Vittorio Emanuele II tutti i territori da lui liberati. Poco dopo anche le Marche e l’Umbria furono annesse al regno sabaudo per mezzo di plebisciti. Il 17 marzo 1861 Vittorio Emanuele II era proclamato re d’Italia. L’unificazione nazionale prendeva così corpo, anche se essa non era ancora completa perché il Lazio rimaneva territorio papale e il Veneto era in mano austriaca.

1866 – TERZA GUERRA D’INDIPENDENZA (L’ANNESSIONE DEL VENETO)

Nel 1866 scoppiò la guerra tra Austria e Prussia. La Prussia, governata dall’imperatore Guglielmo I e dal cancelliere Otto von Bismarck, si era posta alla guida della confederazione germanica col progetto di creare una Germania unificata. Per fare ciò era inevitabile la guerra con l’Austria (e dopo anche con la Francia). l’Italia si schierò con la Prussia con il premeditato intento di sottrarre il Veneto all’Austria (III Guerra d’Indipendenza). L’esercito italiano subì numerose sconfitte, ma,  al termine della guerra l’Austria cedette il Veneto all’Italia e un plebiscito confermò l’annessione.

1870 – GUERRA FRANCO-PRUSSIANA (ANNESSIONE DEL LAZIO)

Per il completamento del processo d’unificazione mancava soltanto l’annessione dello Stato pontificio, operazione questa di difficile attuazione in quanto Pio IX non era in alcun modo intenzionato a rinunciare al potere temporale. Di fronte a questo rifiuto del papa, Garibaldi e i suoi volontari tentarono per due volte di occupare Roma ma Napoleone III, protettore dello Stato pontificio, glielo impedì. Nel 1870, però, Napoleone III fu attaccato dalla Prussia; la Francia subì una terribile sconfitta nella battaglia di Sedan che determinò la caduta di Napoleone III e la proclamazione della Terza Repubblica. Contemporaneamente la Germania otteneva l’unità nazionale e nasceva l’Impero tedesco sotto Guglielmo I.

Grazie all’indebolimento della Francia, le truppe italiane guidate dal generale Cadorna entrarono a Roma dopo essersi aperti un varco presso Porta Pia (20 settembre 1870), ponendo fine al potere temporale del papa. Nel luglio 1871 Roma divenne la capitale del Regno d’Italia. L’unità d’Italia si era finalmente realizzata.

 “FATTA L’ITALIA BISOGNA FARE GLI ITALIANI”

Questa frase, che esprimeva un concetto dell’intellettuale e politico Massimo D’Azeglio, intendeva mettere in evidenza l’importante e difficile compito che spettava al nuovo governo del Regno d’Italia. L’Italia unita era un paese di 22 milioni di abitanti ed era molto arretrata sia socialmente che economicamente. L’80% della popolazione era analfabeta, l’economia si basava ancora sull’agricoltura e vi era un enorme divario tra Nord e Sud che originò la “questione meridionale”. Il nuovo governo, quindi, oltre a risolvere i problemi economici dell’Italia, doveva anche cementare un’identità nazionale ancora inesistente. Questa assenza di identità nazionale si manifestò nell’Italia meridionale con il brigantaggio e con rivolte popolari per la mancata distribuzione delle terre ancora nelle mani dei latifondisti. A questi problemi vanno aggiunti la maggiore pressione fiscale del nuovo governo italiano rispetto al precedente borbonico e l’introduzione della leva obbligatoria sconosciuta nell’Italia meridionale.

Alessandra Otteri Mostra tutti

ALESSANDRA OTTIERI, dottore di ricerca in Italianistica presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II” (1998) e assegnista presso lo stesso Ateneo nel biennio 2000/2002, è docente a contratto presso l’Università “L’Orientale” di Napoli (dal 2004).
Ha collaborato con la cattedra di Letteratura Italiana Contemporanea presso il DIPSUM dell’Università degli Studi di Salerno. Presso lo stesso ateneo ha svolto attività di tutorato, didattico-integrative, propedeutiche e di recupero (2010-2012) e ha conseguito un secondo dottorato di ricerca (2013).
Nel 2012 ha partecipato all'ASN (abilitazione scientifica nazionale) conseguendo l'idoneità al ruolo di professore associato di Letteratura italiana contemporanea. È docente di materie letterarie nella scuola superiore.
Tra le sue pubblicazioni: I numeri, le parole. Sul ‘Furor mathematicus’ di Leonardo Sinisgalli (Milano, Franco Angeli, 2002); L’esperienza dell’impuro. Filosofia, fisiologia, chimica, arte e altre “impurità” nella scrittura di Valéry, Ungaretti, Sinisgalli, Levi (Roma, Aracne, 2006); Fillia poeta e narratore futurista. Dal “futurcomunismo” al genere “brillante” (Napoli, Guida, 2013, nuova edizione accresciuta; I ed. Napoli, Dante & Descartes, 1999).
Dal 2004 è caporedattore della rivista di letteratura e arte «Sinestesie», per la quale ha curato alcuni numeri monografici, e dal 2010 è direttore, insieme a Carlo Santoli, del supplemento «Sinestesieonline».
Nel biennio 2007/2008 ha scritto elzeviri, cronache letterarie e d’arte per la terza pagina dell’«Osservatore romano».
Studiosa delle avanguardie e di poeti e scrittori del Novecento (Fillia, Sinisgalli, Ungaretti, Caproni, Valery, Primo Levi, Scialoja), ha pubblicato saggi e articoli su riviste letterarie e d’arte («Filologia & critica», «Filologia Antica e Moderna», «Critica letteraria», «Annali dell’Istituto Universitario Orientale», «Quaderni di scultura», «Wuz», «L’Isola», ecc.).

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