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“IL FU MATTIA PASCAL”. Appunti sintetici

Il romanzo – pubblicato la prima volta nel 1904, a puntate, sulla rivista “Nuova antologia” e poi in volume, nello stesso anno – fu ripubblicato nel 1921 con una significativa Avvertenza sugli scrupoli della fantasia. Un manoscritto autografo dell’opera, ricco di varianti, è conservato alla Harvard University. Per identità d’ispirazione e per contiguità tematica, il romanzo si collega al saggio L’Umorismo, pubblicato la prima volta nel 1908 con dedica “Alla buon’anima / di / Mattia Pascal / bibliotecario” e poi ripubblicato nel 1920 con numerose integrazioni e modifiche che, in buona parte, costituivano una risposta alla stroncatura di Benedetto Croce (su «La Critica»).

TRAMA

Mattia Pascal, bibliotecario, conduce una vita insoddisfacente a Miragno, un paesino (immaginario) della Liguria. Una serie di circostanze imprevedibili (un’inaspettata vincita al gioco, il ritrovamento di un cadavere nel quale viene identificato) gli danno l’occasione di cominciare una nuova vita a Roma con l’identità di Adriano Meis. Tuttavia, privo di documenti (la “maschera” di cui non possiamo fare a meno), Mattia-Adriano non può vivere: non può denunciare un furto subito; non può sposare Adriana, la donna di cui, nel frattempo, si è innamorato. Decide allora di ritornare alla sua vecchia vita (dopo aver inscenato il finto suicidio di Adriano), ma a Miragno le cose sono cambiate: la moglie si è risposata ed ha anche avuto una figlia. A Mattia Pascal “redivivo” non resta altro da fare che rinchiudersi nella biblioteca (luogo caotico e polveroso, il contrario di ciò che dovrebbe essere…), estraneo al mondo, e raccontare la propria incredibile vicenda.

TEMI PRINCIPALI

  • Perdita d’identità dell’uomo contemporaneo
  • Tema del doppio (scissione dell’io)
  • La forma che imprigiona la vita (impossibilità di vivere senza la “maschera”)

La realtà è un flusso disordinato e inarrestabile; la società è dominata da comportamenti assurdi e imprevedibili, eventi paradossali sui quali si esercita la riflessione umoristica (che genera un sorriso amaro, venato di disperazione). Pirandello, dunque, pur partendo da schemi e situazioni narrative di tipo “verista”, finisce col distruggere quegli schemi, che si rivelano insufficienti per rappresentare una realtà dagli aspetti contraddittori e caotici.

STRUTTURA

  • Salta l’impianto narrativo naturalista in quanto è messo in crisi il criterio di oggettività e verosimiglianza. Il romanzo si apre con due premesse “filosofiche”. Nella prima Mattia fa riferimento alla stranezza della suo “caso”; nella seconda con la famosa esclamazione “maledetto sia Copernico!” emerge con forza il “relativismo conoscitivo” di Pirandello, per il quale il padre dell’eliocentrismo ci ha sottratto definitivamente ogni certezza, rivelando la nostra solitudine e irrilevanza nel contesto di un universo infinito. La Terra non è altro che “un granellino di sabbia impazzito che gira e gira e gira senza saper perché”.
  • Salta il punto di vista unico in quanto il personaggio-protagonista-narratore, che racconta in prima persona, non è unico ma si “sdoppia”, anzi si “triplica”: Mattia Pascal, Adriano Meis, il fu Mattia Pascal.
  • La struttura è circolare, inizio e fine si ricongiungono: Mattia inizia a raccontare la propria vita quando si rende conto di non poterla più vivere.

MODELLI

Il romanzo fantastico ottocentesco (genere in voga nella letteratura europea del tempo), basato sulla rappresentazione di casi strani e paradossali, senz’altro costituisce un punto di riferimento per la narrativa pirandelliana (ma la crisi d’identità del soggetto, aspetto fondamentale in tutta l’opera dello scrittore siciliano, è un tema tipicamente novecentesco).

 

Alessandra Otteri Mostra tutti

ALESSANDRA OTTIERI, dottore di ricerca in Italianistica presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II” (1998) e assegnista presso lo stesso Ateneo nel biennio 2000/2002, è docente a contratto presso l’Università “L’Orientale” di Napoli (dal 2004).
Ha collaborato con la cattedra di Letteratura Italiana Contemporanea presso il DIPSUM dell’Università degli Studi di Salerno. Presso lo stesso ateneo ha svolto attività di tutorato, didattico-integrative, propedeutiche e di recupero (2010-2012) e ha conseguito un secondo dottorato di ricerca (2013).
Nel 2012 ha partecipato all'ASN (abilitazione scientifica nazionale) conseguendo l'idoneità al ruolo di professore associato di Letteratura italiana contemporanea. È docente di materie letterarie nella scuola superiore.
Tra le sue pubblicazioni: I numeri, le parole. Sul ‘Furor mathematicus’ di Leonardo Sinisgalli (Milano, Franco Angeli, 2002); L’esperienza dell’impuro. Filosofia, fisiologia, chimica, arte e altre “impurità” nella scrittura di Valéry, Ungaretti, Sinisgalli, Levi (Roma, Aracne, 2006); Fillia poeta e narratore futurista. Dal “futurcomunismo” al genere “brillante” (Napoli, Guida, 2013, nuova edizione accresciuta; I ed. Napoli, Dante & Descartes, 1999).
Dal 2004 è caporedattore della rivista di letteratura e arte «Sinestesie», per la quale ha curato alcuni numeri monografici, e dal 2010 è direttore, insieme a Carlo Santoli, del supplemento «Sinestesieonline».
Nel biennio 2007/2008 ha scritto elzeviri, cronache letterarie e d’arte per la terza pagina dell’«Osservatore romano».
Studiosa delle avanguardie e di poeti e scrittori del Novecento (Fillia, Sinisgalli, Ungaretti, Caproni, Valery, Primo Levi, Scialoja), ha pubblicato saggi e articoli su riviste letterarie e d’arte («Filologia & critica», «Filologia Antica e Moderna», «Critica letteraria», «Annali dell’Istituto Universitario Orientale», «Quaderni di scultura», «Wuz», «L’Isola», ecc.).

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