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LEZIONE # 3 – La punteggiatura

La segnaletica stradale regola il traffico dei veicoli (e dei pedoni) nelle strade pubbliche, serve ad evitare incidenti, ingorghi e rende scorrevole la circolazione. I segnali stradali orientano il nostro cammino, ci dicono quando possiamo svoltare e quando invece siamo obbligati a prendere una certa direzione; quando dobbiamo rallentare la corsa, quando possiamo accelerare e quando dobbiamo assolutamente fermarci. Ebbene la punteggiatura svolge lo stesso ruolo nel discorso, regolando il traffico delle idee.

La dobbiamo usare:

  • per snellire la lettura e facilitare la comprensione;
  • per evitare equivoci, fraintendimenti;
  • per distinguere l’idea principale da quelle secondarie o accessorie;
  • per far capire se occorre ridere o piangere di quel che si legge…

E come la segnaletica stradale, se collocata male, genera caos nella circolazione ed ottiene l’effetto contrario rispetto a quello per cui è stata creata, così la punteggiatura, se adoperata male, ostacola, anziché facilitare, la comprensione di un testo. Facciamo un esempio.

Se scrivo Gli operai che avevano aderito allo sciopero furono licenziati è chiaro che mi riferisco solo agli operai implicati nello sciopero;

ma se scrivo: Gli operai, che avevano aderito allo sciopero, furono licenziati voglio invece dire che tutti gli operai, avendo fatto sciopero, furono licenziati.
Due virgole, insomma, possono radicalmente cambiare il senso di una frase.

Ricordiamo la funzione svolta nel discorso dai più comuni SEGNI DI INTERPUNZIONE:

1) LA VIRGOLA (,) indica una pausa breve e serve:

  • a staccare gli elementi di una proposizione (Il libro, il quaderno, la penna sono strumenti indispensabili allo studente
  • a separare le varie proposizioni di un periodo (Dopo aver studiato, poiché mi annoiavo, sono uscita con gli amici)
  • a isolare una frase incidentale dal contesto (Oggi, come tutti sanno, cominciano i corsi universitari).

La virgola non va mai collocata tra il soggetto e il verbo, a meno che tra il soggetto e l’azione espressa dal verbo non vi sia una frase incidentale (Luca, al quale avevo già chiesto scusa, mi ha perdonato).

2) Il PUNTO E VIRGOLA (;) indica una pausa leggermente più lunga di quella richiesta per la virgola e serve soprattutto a raggruppare in serie le numerose proposizioni di un periodo assai complesso:

I giovani che si iscrivono all’Università sono consapevoli di aver scelto un percorso lungo e difficile; sanno che dovranno impegnarsi per superare gli esami con profitto; che dovranno seguire corsi e seminari; che dovranno affrontare sacrifici, anche economici, per portare a termine il loro progetto di studio.

3) Il PUNTO (.) indica una pausa maggiore e serve a chiudere i singoli periodi e perciò anche l’intero discorso. Dopo il punto si va a capo solo se il concetto contenuto nel capoverso è stato pienamente sviluppato.

4) Il PUNTO INTERROGATIVO (?) indica una proposizione interrogativa diretta (“Che cosa ti ha detto Maria?“).

5) Il PUNTO ESCLAMATIVO (!) indica una proposizione esclamativa (“Che seccatura la pioggia!“).

6) I DUE PUNTI (:)

  • precedono un elenco: Ecco i nomi di coloro che hanno superato la prova:………
  • introducono un discorso diretto: Disse così: «Vattene e non tornare mai più!»
  • introducono una precisazione su quanto detto: Non dissi più niente: ero troppo spaventato.
  • introducono la conclusione del discorso fatto: Da quanto detto emerge un principio generale: non bisogna tradire la fiducia degli amici

 7) I PUNTI SOSPENSIVI (…) – che sono tre, non due, né quattro – indicano una reticenza da parte di chi scrive, che omette di dire qualcosa per timore o pudore o perché facilmente intuibile: Sei stato scorretto…

8) Le VIRGOLETTE (« ») servono per riferire testualmente le parole di un altro o per mettere in evidenza una parola nella proposizione

  • Mi disse: «Non voglio più vederti»
  • Mi chiamò «traditore», ma mi ha chiesto scus

9) LE PARENTESI TONDE ( ) servono a racchiudere una frase incidentale necessaria alla comprensione o alla completezza del discorso, ma che non si vuole considerare parte integrante del discorso stesso:

  • Mi telefonò e (come mi aveva anticipato di persona) mi invitò a pranzo.

La punteggiatura non serve solo a rendere chiaro e fruibile il discorso, ma anche a dare un’intonazione precisa alla pagina scritta. Una diversa punteggiatura può modificare l’intonazione (e quindi il significato) di una frase:

  • La giovinezza è il periodo più felice dell’esistenza umana (è un’affermazione sentenziosa: esprimo la mia idea sulla giovinezza con assoluta convinzione)
  • La giovinezza… è il periodo più felice dell’esistenza umana (il tono non è più sentenzioso e traspare una leggera incertezza nel dare una definizione della giovinezza)
  • La giovinezza? È il periodo più felice dell’esistenza umana! (dichiaro il mio pensiero sulla giovinezza, immaginando di rispondere ad una ipotetica domanda)

 

Alessandra Otteri Mostra tutti

ALESSANDRA OTTIERI, dottore di ricerca in Italianistica presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II” (1998) e assegnista presso lo stesso Ateneo nel biennio 2000/2002, è docente a contratto presso l’Università “L’Orientale” di Napoli (dal 2004).
Ha collaborato con la cattedra di Letteratura Italiana Contemporanea presso il DIPSUM dell’Università degli Studi di Salerno. Presso lo stesso ateneo ha svolto attività di tutorato, didattico-integrative, propedeutiche e di recupero (2010-2012) e ha conseguito un secondo dottorato di ricerca (2013).
Nel 2012 ha partecipato all'ASN (abilitazione scientifica nazionale) conseguendo l'idoneità al ruolo di professore associato di Letteratura italiana contemporanea. È docente di materie letterarie nella scuola superiore.
Tra le sue pubblicazioni: I numeri, le parole. Sul ‘Furor mathematicus’ di Leonardo Sinisgalli (Milano, Franco Angeli, 2002); L’esperienza dell’impuro. Filosofia, fisiologia, chimica, arte e altre “impurità” nella scrittura di Valéry, Ungaretti, Sinisgalli, Levi (Roma, Aracne, 2006); Fillia poeta e narratore futurista. Dal “futurcomunismo” al genere “brillante” (Napoli, Guida, 2013, nuova edizione accresciuta; I ed. Napoli, Dante & Descartes, 1999).
Dal 2004 è caporedattore della rivista di letteratura e arte «Sinestesie», per la quale ha curato alcuni numeri monografici, e dal 2010 è direttore, insieme a Carlo Santoli, del supplemento «Sinestesieonline».
Nel biennio 2007/2008 ha scritto elzeviri, cronache letterarie e d’arte per la terza pagina dell’«Osservatore romano».
Studiosa delle avanguardie e di poeti e scrittori del Novecento (Fillia, Sinisgalli, Ungaretti, Caproni, Valery, Primo Levi, Scialoja), ha pubblicato saggi e articoli su riviste letterarie e d’arte («Filologia & critica», «Filologia Antica e Moderna», «Critica letteraria», «Annali dell’Istituto Universitario Orientale», «Quaderni di scultura», «Wuz», «L’Isola», ecc.).

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