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LEZIONE # 8 – registri linguistici e uso del congiuntivo

Si chiamano registri quelle varietà linguistiche che dipendono dalla situazione e che si realizzano scegliendo tra le diverse possibilità offerte dal codice lingua. Non possiamo pensare di poter utilizzare lo stesso registro linguistico in tutte le nostre conversazioni. Dobbiamo tenere sempre presenti lo status del nostro interlocutore (età, cultura, posizione sociale, provenienza geografica) e il contesto in cui si svolge il nostro colloquio (famiglia, amici, lavoro).

LA VARIAZIONE DIAFASICA è appunto il differente modo di costruire un messaggio linguistico in base alla situazione comunicativa. Tale variazione è legata a 3 fattori:

  • Il campo: ovvero la natura dell’attività svolta in una situazione e il contenuto del discorso: chiacchierare al bar, tenere un’arringa in tribunale, svolgere una lezione, telefonare ad un amico
  • Il tenore: ovvero il rapporto (di estraneità, di familiarità, di amicizia, ecc.) che si instaura tra gli interlocutori e il loro status sociale: studente/studente; studente/professore; professore/rettore
  • Il modo: ovvero il canale fisico attraverso cui passa la comunicazione (oralità o scrittura)

Il registro linguistico dovrà variare in base a questi parametri. In famiglia o con gli amici useremo il registro informale, più semplice e diretto. Con sconosciuti, con semplici conoscenti o con persone dell’ambito lavorativo utilizzeremo il registro formale (sintassi più accurata, lessico appropriato, ecc.).

Ad esempio, fra queste due frasi…

  • Eseguo questo lavoro tutti i giorni;
  • Faccio ‘sto lavoro tutti i santi giorni!

…c’è un’evidente differenza di registro, che si fonda su una serie di scelte: eseguo/faccio, questo/’sto; tutti i giorni/tutti i santi giorni.

I REGISTRI si dispongono in una successione che si può rappresentare con i seguenti aggettivi:

  • aulico (o ricercato)
  • colto
  • formale (o ufficiale)
  • medio (varietà standard)
  • colloquiale
  • informale
  • popolare
  • familiare

Un mutamento di registro consiste in quello che comunemente si dice “cambiar tono”. Mediante i registri si ottengono i cosiddetti stili del discorso che possono riguardare ciascun sottocodice; per esempio:

  • è consentita l’integrazione della documentazione già prodotta;
  • è possibile completare la documentazione già presentata.

Sono due frasi che appartengono, rispettivamente, al sottocodice burocratico con registro formale e al sottocodice burocratico con registro informale del codice lingua italiana. va pur detto che nella nostra lingua lo studio dei registri presenta particolari difficoltà, perché non si possono stabilire confini netti tra registri, varietà geografiche (regionalismi) e varietà sociali.

REGISTRI LINGUISTICI E USO DEL CONGIUNTIVO

Le differenze tra registro formale e registro informale sono particolarmente evidenti nell’uso del congiuntivo.

1) Il congiuntivo è obbligatorio (sia nel registro formale che informale della lingua) nei seguenti casi:

  • Dopo alcune congiunzioni subordinanti (affinché, benché, sebbene, qualora)
  • Dopo alcune espressioni impersonali (è bene, è necessario, bisogna che, è facile, difficile che, può darsi che, può darsi che, è meglio che)
  • Dopo alcuni verbi che esprimono desiderio, speranza, permesso, ordine, interdizione (mi auguro che, spero che, desidero che, voglio che)
  • Con aggettivi e pronomi indefiniti (chiunque, qualunque cosa…)

2) È possibile scegliere tra il congiuntivo o l’indicativo (secondo il registro adottato) nei seguenti casi:

  • Dopo alcune espressioni impersonali (è naturale che, è strano che, è peccato che, è bello che, è brutto che)
  • Nei periodi ipotetici dell’irrealtà (Se studiavo era meglio; se avessi studiato sarebbe stato meglio)
  • Nelle frasi interrogative indirette (Mi chiedo chi sei veramente; Mi chiedo chi tu sia)
  • Nelle espressioni comparative, superlative (è il libro più bello che conosco)
  • Con verbi che esprimono opinioni (credo che, sembra che, pare che)

Va detto, infine, che negli ultimi anni si registra una tendenziale prevalenza dell’uso dell’indicativo, preferito al congiuntivo. Ciò è dovuto a una crescente esigenza di semplificazione e rapidità della comunicazione, soprattutto orale.

 

Alessandra Otteri Mostra tutti

ALESSANDRA OTTIERI, dottore di ricerca in Italianistica presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II” (1998) e assegnista presso lo stesso Ateneo nel biennio 2000/2002, è docente a contratto presso l’Università “L’Orientale” di Napoli (dal 2004).
Ha collaborato con la cattedra di Letteratura Italiana Contemporanea presso il DIPSUM dell’Università degli Studi di Salerno. Presso lo stesso ateneo ha svolto attività di tutorato, didattico-integrative, propedeutiche e di recupero (2010-2012) e ha conseguito un secondo dottorato di ricerca (2013).
Nel 2012 ha partecipato all'ASN (abilitazione scientifica nazionale) conseguendo l'idoneità al ruolo di professore associato di Letteratura italiana contemporanea. È docente di materie letterarie nella scuola superiore.
Tra le sue pubblicazioni: I numeri, le parole. Sul ‘Furor mathematicus’ di Leonardo Sinisgalli (Milano, Franco Angeli, 2002); L’esperienza dell’impuro. Filosofia, fisiologia, chimica, arte e altre “impurità” nella scrittura di Valéry, Ungaretti, Sinisgalli, Levi (Roma, Aracne, 2006); Fillia poeta e narratore futurista. Dal “futurcomunismo” al genere “brillante” (Napoli, Guida, 2013, nuova edizione accresciuta; I ed. Napoli, Dante & Descartes, 1999).
Dal 2004 è caporedattore della rivista di letteratura e arte «Sinestesie», per la quale ha curato alcuni numeri monografici, e dal 2010 è direttore, insieme a Carlo Santoli, del supplemento «Sinestesieonline».
Nel biennio 2007/2008 ha scritto elzeviri, cronache letterarie e d’arte per la terza pagina dell’«Osservatore romano».
Studiosa delle avanguardie e di poeti e scrittori del Novecento (Fillia, Sinisgalli, Ungaretti, Caproni, Valery, Primo Levi, Scialoja), ha pubblicato saggi e articoli su riviste letterarie e d’arte («Filologia & critica», «Filologia Antica e Moderna», «Critica letteraria», «Annali dell’Istituto Universitario Orientale», «Quaderni di scultura», «Wuz», «L’Isola», ecc.).

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