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LEZIONE # 9 – Paratassi e ipotassi. Stile segmentato o stile coeso?

La sintassi del periodo si occupa delle relazioni che legano le diverse proposizioni all’interno di una frase complessa. Le proposizioni possono essere tutte principali accostate tra loro per coordinazione (paratassi), oppure da una proposizione principale possono dipendere più subordinate di diverso grado (ipotassi). La scelta tra paratassi e ipotassi è una scelta di stile e dipende dall’effetto che lo scrivente vuol ottenere sul lettore.

  • Lo stile paratattico (o segmentato) è senz’altro più incisivo e conferisce un ritmo più veloce ed incalzante al discorso. È utilizzato per raccontare fatti e circostanze con immediatezza e rapidità.
  • Lo stile ipotattico (o coeso) è senz’altro elegante, ma anche più involuto e tende a rallentare il ritmo del discorso. Richiede una grande padronanza linguistica ed è spesso utilizzato per argomentare una tesi o per condurre una dimostrazione.

1) Nella PARATASSI le proposizioni sono poste tutte sullo stesso piano, senza una gerarchia interna, e sono legate:

  • per asindeto (tramite segni di interpunzione): Sono andato al garage, ho preso l’auto, ho acceso il motore: non è partito, era guasto…
  • per polisindeto (tramite congiunzioni coordinanti): Sono andato al garage e ho preso l’auto; ho acceso il motore ma non è partito, infatti era guasto!

Ripassiamo le congiunzioni coordinanti:

  • copulative: e, anche, inoltre, né, neanche, nemmeno, neppure ecc.
  • disgiuntive: o, oppure, ovvero, ossia
  • avversative: ma, però, tuttavia, eppure, anzi, invece, sennonché ecc.
  • esplicative o dichiarative: cioè, infatti, difatti, invero ecc.
  • conclusive: dunque, perciò, quindi, pertanto, allora ecc.
  • correlative: e … e, o … o, né … né, sia … sia, non solo … ma anche, ecc.

2) Nell’IPOTASSI da una proposizione principale dipendono più subordinate di diverso grado: Sono andato al garage per prendere l’auto ma, poiché il motore era guasto, non è partita

 Ripassiamo le congiunzioni subordinanti:

  • dichiarative: che, come
  • temporali: quando, mentre, dopo che, prima che, finché
  • causali: perché, poiché, siccome, dato che
  • finali: affinché, perché, in modo che,
  • consecutive: tantoche, così… che, talmente… che, ecc.:
  • concessive: nonostante, sebbene, malgrado, benché, anche se,
  • condizionali o ipotetiche: se, qualora, purché, nel caso che, ammesso che, posto che,
  • comparative: così… come, più/meno… che o di quanto, tanto… quanto, ecc.
  • esclusive: senza che
  • eccettuative: salvo che, a meno che,
  • limitative: per quanto, quanto a,

Come già detto, la scelta della paratassi o dell’ipotassi è solo una questione di stile collegata all’intenzione del parlante/scrivente di potenziare (paratassi) o indebolire (ipotassi) la tensione emotiva del discorso. Paratassi e ipotassi sono dunque interscambiabili ed è sempre possibile passare dall’una all’altra. Si passa dalla paratassi all’ipotassi attraverso l’uso di:

  • congiunzioni subordinanti: benché, affinché, poiché, quando, sebbene…
  • pronome relativo: che, cui, il quale…
  • participio passato del verbo
  • gerundio
  • complementi vari
  • nominalizzazione del verbo

Esempio: Sono sceso dal pullman, pioveva, avevo l’ombrello con me, l’ho aperto. Non avevo fretta, mi sono rifugiato in un portone. (paratassi per asindeto) = Quando sono sceso dal pullman, poiché pioveva, ho aperto l’ombrello che avevo con me; non avendo fretta, mi sono rifugiato in un portone. (ipotassi)

Esempio: Lucia è andata alla festa; ha indossato il jeans; è il suo indumento preferito. Questo breve testo paratattico può essere trasformato in diversi modi:

  • Quando Lucia è andata alla festa ha indossato il jeans, perché è il suo indumento preferito
  • Lucia, per andare alla festa, ha indossato il suo indumento preferito: il jeans
  • Essendo il jeans il suo indumento preferito, Lucia l’ha indossato per andare alla festa
  • Lucia, andando alla festa, ha indossato il jeans che è il suo indumento preferito

Esistono, dunque, vari modi per trasformare un testo paratattico in uno ipotattico: è da preferire, generalmente, la soluzione più chiara ed “economica”, ovvero quella che richiede l’impiego del minor numero di elementi all’interno della frase.

IN CONCLUSIONE: Utilizzare lo stile segmentato (ovvero preferire la paratassi) non è indice di scarsa maturità stilistica o di scarsa dimestichezza con la scrittura. Non confondiamo lo stile segmentato con la scrittura elementare, “primitiva”, tipica di chi ha difficoltà a concettualizzare e ad esprimersi nella lingua scritta (bambini, stranieri). Lo stile segmentato è spesso frutto di un meticoloso lavoro di chiarificazione, semplificazione, riduzione. In molti casi, esso è il punto di arrivo (non di partenza) di chi ha fatto della scrittura il proprio mestiere. Molti giornalisti lo preferiscono allo stile coeso per la sua maggiore linearità e incisività. Alcuni scrittori lo utilizzano per ottenere effetti di suspense o per accelerare il ritmo narrativo.

Alessandra Otteri Mostra tutti

ALESSANDRA OTTIERI, dottore di ricerca in Italianistica presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II” (1998) e assegnista presso lo stesso Ateneo nel biennio 2000/2002, è docente a contratto presso l’Università “L’Orientale” di Napoli (dal 2004).
Ha collaborato con la cattedra di Letteratura Italiana Contemporanea presso il DIPSUM dell’Università degli Studi di Salerno. Presso lo stesso ateneo ha svolto attività di tutorato, didattico-integrative, propedeutiche e di recupero (2010-2012) e ha conseguito un secondo dottorato di ricerca (2013).
Nel 2012 ha partecipato all'ASN (abilitazione scientifica nazionale) conseguendo l'idoneità al ruolo di professore associato di Letteratura italiana contemporanea. È docente di materie letterarie nella scuola superiore.
Tra le sue pubblicazioni: I numeri, le parole. Sul ‘Furor mathematicus’ di Leonardo Sinisgalli (Milano, Franco Angeli, 2002); L’esperienza dell’impuro. Filosofia, fisiologia, chimica, arte e altre “impurità” nella scrittura di Valéry, Ungaretti, Sinisgalli, Levi (Roma, Aracne, 2006); Fillia poeta e narratore futurista. Dal “futurcomunismo” al genere “brillante” (Napoli, Guida, 2013, nuova edizione accresciuta; I ed. Napoli, Dante & Descartes, 1999).
Dal 2004 è caporedattore della rivista di letteratura e arte «Sinestesie», per la quale ha curato alcuni numeri monografici, e dal 2010 è direttore, insieme a Carlo Santoli, del supplemento «Sinestesieonline».
Nel biennio 2007/2008 ha scritto elzeviri, cronache letterarie e d’arte per la terza pagina dell’«Osservatore romano».
Studiosa delle avanguardie e di poeti e scrittori del Novecento (Fillia, Sinisgalli, Ungaretti, Caproni, Valery, Primo Levi, Scialoja), ha pubblicato saggi e articoli su riviste letterarie e d’arte («Filologia & critica», «Filologia Antica e Moderna», «Critica letteraria», «Annali dell’Istituto Universitario Orientale», «Quaderni di scultura», «Wuz», «L’Isola», ecc.).

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