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LEZIONE # 10 – scritto/parlato. La variazione diamesica

Prima di cominciare è bene chiarire che non esiste un’unica dimensione della lingua italiana, (un unico repertorio linguistico panitaliano) e che le variazioni del repertorio sono determinate da fattori geografici, sociali, temporali e di altro tipo:

  • Variazione diatopica: legata all’area geografica (dialetti e koinè regionali)
  • Variazione diastratica: legata allo strato o classe sociale di appartenenza
  • Variazione diafasica: legata alla “situazione” comunicativa (ruolo degli interlocutori, uso di gerghi e lingue speciali)
  • Variazione diacronica: legata all’evoluzione della lingua nel tempo
  • Variazione diamesica: legata al canale comunicativo (lingua scritta/parlata)

Lingua scritta e lingua parlata sono due varietà distinte, ciascuna con le proprie caratteristiche. Solo pochi tratti del parlato possono essere trasferiti nello scritto, dal momento che

  • quando parliamo siamo più generici e frettolosi (spesso anche enfatici) per l’esigenza di rapidità della comunicazione orale
  • quando scriviamo “pesiamo le parole” e siamo tenuti al rispetto rigoroso delle regole (morfologiche e sintattiche) della lingua.

Vediamo alcune caratteristiche del parlato che sarebbe opportuno EVITARE quando dall’oralità passiamo alla scrittura:

Quando parliamo, per pigrizia, per velocità o per timore di non essere compresi, siamo indotti ad utilizzare parole generiche e costrutti molto semplici:

  • forme di coordinazione generiche: e, o, ma, poi, allora, però
  • gamma limitata di congiunzioni: e, ma, poi, perché, che
  • locuzioni congiuntive costruite con il che: visto che, adesso che, solo che, basta che, una volta che…
  • che polivalente associato all’uso dell’indicativo come introduttore di frasi subordinate di vario tipo. Esempi: vieni che ti pettino; vai a casa che mamma ti aspetta; sono un ragazzo tranquillo che esco poco; maledetto il giorno che ti ho incontrato; fai in modo che è tutto pronto al mio arrivo
  • che polivalente nelle frasi relative in sostituzione di un pronome relativo cui o il quale. Esempi: questo è il libro che (di cui) ti ho parlato; ho visto delle cose che (alle quali) non avevo fatto caso; il paese che (dove) sono stato questa estate è bellissimo; l’amico che (con cui) stavo parlando prima è andato via

Per quanto riguarda la sintassi della frase semplice, vi sono costrutti molto utilizzati nel linguaggio comune che non vanno replicati nel passaggio dall’oralità alla scrittura:

  • Dislocazione a sinistra del complemento, richiamato da un pronome anaforico. Esempi: Tutte quelle tasse, riusciremo a pagarle? Luca, stasera non voglio vederlo. Nel passaggio alla scrittura, avremo: Riusciremo a pagare tutte quelle tasse? Stasera non voglio vedere Luca;
  • Dislocazione a destra del complemento preceduto da un pronome cataforico. Esempi: Li lascio a casa, i libri; L’accompagno a casa, Lucia. Nel passaggio alla scrittura, avremo: Lascio a casa i libri; Accompagno a casa Lucia. Questi due costrutti, usati per evidenziare il “tema” della conversazione, sono entrambi ridondanti (c’è un pronome di troppo!).
  • Accusativo preposizionale (tipico del Sud Italia): A lui non l’ho incontrato, a me non mi piace il gelato (Non l’ho incontrato; Non mi piace il gelato)
  • “Ci” attualizzante:  C’ho sonno! (Ho sonno)
  • “Niente” in funzione aggettivale: Domani a Roma niente autobus a causa dello sciopero (nessun autobus)

Con i modi e i tempi verbali il panorama è alquanto complesso e frastagliato…

  • Presente indicativo al posto del futuro semplice: domani che fai? (farai)
  • Passato prossimo al posto del futuro anteriore: quando ho finito gli studi, parto per la Francia (avrò finito …partirò)
  • Imperfetto indicativo al posto del congiuntivo o del condizionale nelle frasi ipotetiche: Se ti affrettavi, arrivavi puntuale (fossi affrettato…saresti arrivato)
  • Imperfetto indicativo per segnalare il futuro nel passato: Luca pensava che era lui a pagare (sarebbe stato)
  • Futuro epistemico per esprimere congetture e inferenze sul presente (Lei insegna, perciò saprà certamente che…) o sul passato (Non ricordo quando l’ho vista, sarà stato ieri…)

Con pronomi e concordanze, la situazione è un po’ diversa perché oggi c’è più flessibilità e alcuni usi, ahimè, sono consentiti anche nella scrittura:

  • I pronomi personali Lui, Lei, Loro usati come soggetti invece di Egli, Ella, Essi: Lui ha preso il libro; Loro sono andati al cinema
  • I dimostrativi Questo e Quello usati come pronomi neutri al posto di Ciò: ecco quello che mi è piaciuto nel tuo libro.
  • Gli invece di A lei, A loro: Ho incontrato i tuoi fratelli e gli ho detto che… (ho detto loro); Lucia ha detto che all’esame gli hanno chiesto Dante (le hanno chiesto)
  • Concordanze a senso: La maggior parte hanno approvato la legge (ha approvato); La metà degli alunni hanno superato l’esame (ha superato)

E infine il lessico…che nel parlato risulta limitato, generico o enfatico.

  • Preferenza per parole dal significato generico (vaghezza semantica): cosa, parte, problema, esempio, persona, modo, fatto, tipo, punto, caso, senso, gente, discorso
  • Uso di nomi con il suffisso –ata: cavolata, videata, mangiata, dormita, sudata
  • Uso di parole “espressive”, che attengono all’affettività (mamma e non madre)
  • Uso di nomi alterati attenuativi o intensificatori: attimino, momentino, stanchino, tardino, momentaccio, tempaccio, robetta, robina, viaggetto, regalino, maluccio, caruccio, frecciatina, insalatina, negozietto, momentaccio, nottataccia, levataccia
  • Superlativi e formule varie di enfasi: tantissimo, assolutissimamente, pazzesco, mostruoso, allucinante
  • locuzioni del tipo: un sacco di, un casino di, ma anche no

 

Alessandra Otteri Mostra tutti

ALESSANDRA OTTIERI, dottore di ricerca in Italianistica presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II” (1998) e assegnista presso lo stesso Ateneo nel biennio 2000/2002, è docente a contratto presso l’Università “L’Orientale” di Napoli (dal 2004).
Ha collaborato con la cattedra di Letteratura Italiana Contemporanea presso il DIPSUM dell’Università degli Studi di Salerno. Presso lo stesso ateneo ha svolto attività di tutorato, didattico-integrative, propedeutiche e di recupero (2010-2012) e ha conseguito un secondo dottorato di ricerca (2013).
Nel 2012 ha partecipato all'ASN (abilitazione scientifica nazionale) conseguendo l'idoneità al ruolo di professore associato di Letteratura italiana contemporanea. È docente di materie letterarie nella scuola superiore.
Tra le sue pubblicazioni: I numeri, le parole. Sul ‘Furor mathematicus’ di Leonardo Sinisgalli (Milano, Franco Angeli, 2002); L’esperienza dell’impuro. Filosofia, fisiologia, chimica, arte e altre “impurità” nella scrittura di Valéry, Ungaretti, Sinisgalli, Levi (Roma, Aracne, 2006); Fillia poeta e narratore futurista. Dal “futurcomunismo” al genere “brillante” (Napoli, Guida, 2013, nuova edizione accresciuta; I ed. Napoli, Dante & Descartes, 1999).
Dal 2004 è caporedattore della rivista di letteratura e arte «Sinestesie», per la quale ha curato alcuni numeri monografici, e dal 2010 è direttore, insieme a Carlo Santoli, del supplemento «Sinestesieonline».
Nel biennio 2007/2008 ha scritto elzeviri, cronache letterarie e d’arte per la terza pagina dell’«Osservatore romano».
Studiosa delle avanguardie e di poeti e scrittori del Novecento (Fillia, Sinisgalli, Ungaretti, Caproni, Valery, Primo Levi, Scialoja), ha pubblicato saggi e articoli su riviste letterarie e d’arte («Filologia & critica», «Filologia Antica e Moderna», «Critica letteraria», «Annali dell’Istituto Universitario Orientale», «Quaderni di scultura», «Wuz», «L’Isola», ecc.).

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