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“L’ORLANDO FURIOSO” DI LUDOVICO ARIOSTO. Appunti sintetici

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LA STORIA REDAZIONALE. L’Orlando furioso è il più celebre poema epico-cavalleresco della tradizione letteraria italiana. L’impianto è di tipo politico-encomiastico volto a celebrare la dinastia degli estensi (e in particolare il cardinale Ippolito) attraverso la figura del progenitore Ruggiero (“il ceppo vecchio”). L’opera fu iniziata intorno al 1505, ma fu più volte rimaneggiata e l’edizione definitiva uscì solo nel 1532 (un anno prima della morte del poeta).

  • La prima edizione fu pubblicata a Ferrara nel 1516 in 40 canti. In questa veste l’opera si presentava come un “romanzo padano” molto vicino, per struttura e linguaggio, alla cultura cortigiana di Ferrara.
  • La seconda edizione apparve, con aggiunte e varianti, nel 1521.
  • La terza e definitiva edizione uscì nel 1532. Furono apportate modifiche alla struttura dell’opera, con l’aggiunta di 6 nuovi canti, ma soprattutto furono effettuati molti interventi sulla lingua con l’eliminazione di latinismi e lombardismi e con la conversione al canone del fiorentino letterario, fissato da Pietro Bembo nelle Prose della volgar lingua (1525). Con questa edizione Ariosto giungeva alla piena realizzazione di un nuovo classicismo volgare inserendo il suo capolavoro in un orizzonte nazionale.

LO SFONDO STORICO E I NUCLEI NARRATIVI. Il poema fu presentato dall’Ariosto come la continuazione dell’Orlando innamorato di Matteo Maria Boiardo; tuttavia se l’opera del Boiardo (rimasta incompiuta per la morte dell’autore nel 1494) è concepita come un libero susseguirsi di peripezie, il poema ariostesco nasce da un preciso disegno, da un progetto complesso in cui i materiali si intrecciano, vengono sospesi e poi ripresi, all’interno di una tela narrativa ricchissima. Lo sfondo storico è costituito dalla guerra tra i paladini di Carlo Magno, difensori della cristianità, e i saraceni di Agramante. La guerra si svolge in più fasi e in diverse aree geografiche. Nella fase iniziale Parigi è sotto assedio, i cristiani sono in rotta, Rinaldo si reca in Gran Bretagna per ottenere soccorsi. Il ritorno di Rinaldo con i rinforzi scozzesi e inglesi consente la riscossa dei cristiani e la cacciata dei saraceni. La scena, poi, si sposta in Africa dove i guerrieri cristiani comandati da Astolfo distruggono la città di Biserta. Nella parte finale, sull’isola di Lipadusa (Lampedusa) si svolge un duello risolutivo tra tre paladini cristiani (Orlando, Brandimarte, Oliviero) e tre guerrieri saraceni (Agramante, Gradasso e Sobrino): i cristiani vincono, Agramante è ucciso da Orlando. Il duello finale si svolge invece a Parigi tra Ruggiero (che nel frattempo si è convertito al Cristianesimo per amore di Bradamante) e Rodomonte. Ruggiero vince e sposa Bradamante (dalla loro unione nascerà la stirpe degli estensi). Su questo sfondo bellico si innestano vicende individuali di avventura e d’amore:

  • La passione di Orlando per la fuggitiva Angelica (l’elemento di novità è costituito dalla follia di Orlando, cui segue il rinsavimento);
  • L’amore tra Ruggiero e Bradamante (con la conseguente conversione al Cristianesimo di Ruggiero)

I GRANDI TEMI. La guerra – fatale e ineluttabile – è il tema portante del Furioso; la motivazione religiosa è potente (la difesa della cristianità), ma spesso prevalgono gli interessi personali (amore, ira, desiderio di vendetta). Ariosto disprezza la guerra combattuta con le nuove armi “tecnologiche” (in uso nella metà del ’500), nella quale non può emergere il codice di comportamento cavalleresco basato sull’onore, la lealtà, il coraggio. Esalta invece il duello, inteso come gara “sportiva” e prova di eroismo individuale. Amore/desiderio/follia sono gli altri temi del poema. Nel Furioso compare un’ampia fenomenologia amorosa: dall’amore-passione (Orlando follemente innamorato di Angelica che, invece, si concede a Medoro) all’amore coniugale (Ruggiero e Bradamante). Il desiderio inappagato (di amore, gloria, potere) è il vero motore della vicenda narrata. Tutti i personaggi inseguono inutilmente un oggetto del desiderio, la loro ricerca (quête) li conduce al Castello di Atlante: un luogo incantato fatto di visioni e illusioni prospettiche che ingannano la mente e generano la follia (metafora della vita umana spesa nella ricerca affannosa di qualcosa di irraggiungibile). Il desiderio spinge i personaggi all’azione (quasi sempre frustrata), ma quest’ultima è intesa come un processo che deve condurre ad una misura media di saggezza (dopo errori e devianze) e a un tentativo di controllo delle passioni. Ruggiero, in tal senso è un personaggio “in formazione”: dal desiderio rischioso all’azione prudente, dal mago Atlante (primo maestro) all’eremita (secondo maestro) che lo converte al Cristianesimo.

LE TECNICHE NARRATIVE. Nella costruzione della trama Ariosto utilizza il procedimento dell’entrelacement (intreccio): storie che iniziano e che vengono interrotte “sul più bello” per lasciare spazio ad altri nuclei narrativi. Si tratta di una tecnica già in uso nella tradizione cavalleresca, Ariosto la utilizza per chiamare in causa il lettore che deve cogliere i rimandi interni, i parallelismi, le corrispondenze tra le storie narrate. L’autore è il “regista” che crea curiosità e attesa con continue sospensioni e variazioni. Naturalmente la varietà dell’intreccio riflette la complessità e mutevolezza del reale. Nel procedimento rappresentativo dei personaggi, Ariosto fa riferimento a storie anteriori (rievocate attraverso paragoni e riferimenti classici) e a storie posteriori (evocate mediante profezie e vaticini che alludono soprattutto ai futuri trionfi della casa d’Este).

METRICA E LINGUAGGIO. Ariosto “libera” l’ottava della tradizione epico-cavalleresca dagli schemi ripetitivi e la rinnova conferendole una nuova musicalità: ne deriva un ritmo narrativo fluente e armonico e un effetto di assoluta naturalezza. L’edizione definitiva del 1532 rispecchia il modello linguistico proposto da Pietro Bembo nelle Prose del 1525 (fiorentino letterario petrarchesco), arricchito, però, da altre voci (autori latini, Dante).

PUBBLICO. L’opera fu concepita per un pubblico cortigiano, ma contiene anche una critica ai valori espressi da quel mondo dominato dall’ambiguità, da molte contraddizioni e da equilibri sempre minacciati (è chiaro il riferimento alla difficile condizione dell’autore, intellettuale al servizio dei potenti signori di Ferrara). L’ironia è lo strumento di cui si serve l’Ariosto per sottolineare proprio la relatività, l’ambivalenza del mondo cinquecentesco delle grandi corti e per rivelarne i primi sintomi di crisi. Secondo il filosofo tedesco Hegel, attraverso l’ironia Ariosto tende a “dissolvere” gli ideali e i valori del mondo cavalleresco, in realtà il poeta non critica direttamente quel mondo, ma più in generale utilizza l’ironia (che svela il rovescio di ogni cosa) per spingere a riflettere sull’incoerenza dell’agire umano.

Per concludere, possiamo dire che l’Orlando furioso non è esattamente il poema dell’“armonia”, secondo la ben nota interpretazione crociana (cfr. Croce, Ariosto, 1920), esso piuttosto rappresenta una realtà complessa e contraddittoria nella quale ogni valore, ogni ideale facilmente si rovescia nel suo opposto: le armi, i desideri, gli amori sono strettamente connessi con l’illusione, l’inganno, la follia.

Alessandra Otteri Mostra tutti

ALESSANDRA OTTIERI, dottore di ricerca in Italianistica presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II” (1998) e assegnista presso lo stesso Ateneo nel biennio 2000/2002, è docente a contratto presso l’Università “L’Orientale” di Napoli (dal 2004).
Ha collaborato con la cattedra di Letteratura Italiana Contemporanea presso il DIPSUM dell’Università degli Studi di Salerno. Presso lo stesso ateneo ha svolto attività di tutorato, didattico-integrative, propedeutiche e di recupero (2010-2012) e ha conseguito un secondo dottorato di ricerca (2013).
Nel 2012 ha partecipato all'ASN (abilitazione scientifica nazionale) conseguendo l'idoneità al ruolo di professore associato di Letteratura italiana contemporanea. È docente di materie letterarie nella scuola superiore.
Tra le sue pubblicazioni: I numeri, le parole. Sul ‘Furor mathematicus’ di Leonardo Sinisgalli (Milano, Franco Angeli, 2002); L’esperienza dell’impuro. Filosofia, fisiologia, chimica, arte e altre “impurità” nella scrittura di Valéry, Ungaretti, Sinisgalli, Levi (Roma, Aracne, 2006); Fillia poeta e narratore futurista. Dal “futurcomunismo” al genere “brillante” (Napoli, Guida, 2013, nuova edizione accresciuta; I ed. Napoli, Dante & Descartes, 1999).
Dal 2004 è caporedattore della rivista di letteratura e arte «Sinestesie», per la quale ha curato alcuni numeri monografici, e dal 2010 è direttore, insieme a Carlo Santoli, del supplemento «Sinestesieonline».
Nel biennio 2007/2008 ha scritto elzeviri, cronache letterarie e d’arte per la terza pagina dell’«Osservatore romano».
Studiosa delle avanguardie e di poeti e scrittori del Novecento (Fillia, Sinisgalli, Ungaretti, Caproni, Valery, Primo Levi, Scialoja), ha pubblicato saggi e articoli su riviste letterarie e d’arte («Filologia & critica», «Filologia Antica e Moderna», «Critica letteraria», «Annali dell’Istituto Universitario Orientale», «Quaderni di scultura», «Wuz», «L’Isola», ecc.).

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