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UMBERTO SABA E “IL CANZONIERE”. Appunti sintetici

Come per Svevo, anche per Saba l’origine triestina non è un mero dato biografico. Esclusa, fino al 1918, dallo stato italiano, Trieste è al principio del Novecento una città periferica, estranea al dannunzianesimo imperante e alle tendenze avanguardistiche italiane (Futurismo, espressionismo vociano), ma proiettata verso la cultura centro-europea, aperta alle filosofie irrazionalistiche e alla psicanalisi. Nonostante le continue crisi depressive e un’accoglienza spesso fredda da parte della critica, la vena lirica schietta e umana di Saba sarà riconosciuta nel 1928 con un numero a lui dedicato della rivista “Solaria” (con saggi di Solmi, Debenedetti e Montale).

Biografia sintetica

  • 1883: nasce a Trieste (vero nome Umberto Poli) da padre veneziano, “ariano” (“gaio e leggero”) e madre triestina ebrea (severa, anaffettiva).
  • È affidato dalla madre alla balia slovena Peppa Sabaz e al marito. Sono gli anni felici della prima infanzia.
  • All’età di tre anni torna a vivere con la madre. Riceve un’educazione rigida. Compie studi irregolari. Le vicende dell’infanzia gli provocano una profonda scissione interiore e una forte nevrosi 1907-1908: è sotto le armi (compone i Versi militari)
  • 1909: sposa Carolina Woelfler. Nasce Linuccia
  • Partecipa da interventista alla prima guerra mondiale, ma nelle retrovie.
  • 1919: apre una libreria antiquaria a Trieste che sarà la sua occupazione principale per molti anni accanto al lavoro poetico che lo porterà alla pubblicazione del Canzoniere (I ed. 1921 – ultima, postuma, 1961).
  • 1929-1931: intraprende una terapia psicanalitica con il Dott. Weiss, allievo di Freud.
  • Dopo il 1938, per sfuggire alle persecuzioni razziali si trasferisce prima a Parigi, poi a Roma e infine a Firenze (Montale lo aiuterà a nascondersi).
  • All’indomani della guerra, alternerà momenti di serenità a crisi depressive che lo costringeranno a continui ricoveri in clinica.
  • 1957: muore a Gorizia.

Una “poesia onesta”

Contro la mitologia dannunziana del poeta-vate, profeta delle masse e dispensatore di verità assolute, Saba propone la figura di un poeta cha ha il dovere di essere onesto, chiaro con se stesso e con gli altri. È forte il bisogno di socialità, di sentirsi vicino al mondo popolare, più autentico, e alle manifestazioni della cultura di massa (ad esempio, il calcio). La missione della poesia (poeti = “sacerdoti di Eros”) è di portare alla luce la verità intima di ciascun uomo che coincide con la pulsione erotica (la “brama”), ovvero con il freudiano principio di piacere, un principio unificante, socializzante che accomuna gli uomini e consente al poeta di sentirsi “fra gli uomini /uomo”. In definitiva il poeta ha un duplice obiettivo: psicologico (ritrovare se stesso) e sociale (ritrovarsi con/tra gli altri) Una tale concezione della poesia (fondata sulla chiarezza comunicativa e sulla socialità) implica, naturalmente, il recupero di una forte dimensione narrativa (avrebbe voluto intitolare Chiarezza il suo Canzoniere). Nel Canzoniere, quindi, si fondono dimensione narrativa e scandaglio dell’Io. Buona parte della lirica del Novecento era fondata sull’esperienza esistenziale del soggetto (Pascoli, Ungaretti, gli Ermetici). Tuttavia in Saba l’attenzione sull’Io non si traduce in una poesia basata sulla “confessione/sfogo” di pure sensazioni (linea simbolista ed ermetica). L’Io, piuttosto, diviene oggetto d’indagine conoscitiva, di autoanalisi. Tale ricognizione nella soggettività trova poi oggettivazione in senso realistico nella scelta di una poesia fortemente piana, narrativa, chiara. Il risultato è un REALISMO LIRICO, alternativo alla linea novecentista, ricco di contenuti narrativi, concreti, quotidiani e di forti tensioni psicologiche.

 Il CANZONIERE

Tutta la produzione poetica di Saba è raccolta nel Canzoniere: 437 testi scritti in otre 50 anni (1900-1954):

  • La I edizione esce nel 1921 (10 sezioni, poesie composte tra il 1900 e il 1921).
  • La II edizione esce nel 1945 (Einaudi) con un progetto in 3 volumi (che resterà quello definitivo, nonostante le molte aggiunte successive).
  • Nel 1961 esce (postuma) la V edizione Einaudi che riunisce nel terzo volume tutte le sezioni pubblicate dopo l’edizione del ‘45.
    • I volume (8 sezioni, 156 poesie – 1900-1920)
    • II volume (8 sezioni, 109 poesie – 1921-1932)
    • III volume (9 sezioni, 172 poesie – 1933-1954)

Per la vocazione alla chiarezza e all’onestà, per la forte esigenza comunicativa, per la dimensione narrativa, per il rifiuto dello sperimentalismo estremo, Saba apre un filone nuovo nella poesia del Novecento, discostandosi sia dalla linea simbolista, ungarettiana, ermetica, sia dalla linea montaliana “allegorica”.

Nella Storia e cronistoria del Canzoniere (1948), Saba inviterà a leggere il suo libro di poesie come una sorta di “romanzo in versi”, in cui i singoli testi non sono elementi a se stanti ma tessere di un mosaico che acquistano senso solo se inserite nella fitta “trama” dell’opera.Il disegno della raccolta è complesso, ricco di relazioni e rimandi interni, anticipazioni e riprese da un testo all’altro: il risultato è una sorta di autobiografia in versi, coerente e perfettamente intellegibile.

L’estraneità alle avanguardie porta Saba a riferirsi a modelli culturali della grande tradizione classica (da Petrarca a Leopardi) o ad autori più moderni, ma comunque legati a forme espressive tradizionali (Carducci, Pascoli). Una sostanziale “arretratezza” spiegabile non solo con la sua origine “periferica”, ma anche con la sua idea di poesia basata sulla chiarezza comunicativa (desiderio di essere compreso) e sul rifiuto delle sperimentazioni estreme. Rifiutò il verso libero e scelse di muoversi nei confini delle forme metriche tradizionali (spesso però frantumandole dall’interno). Anche nelle scelte lessicali, l’adesione alla lingua media manzoniana è bilanciata dalla tensione semantica che le parole subiscono. Il risultato è un “classicismo straniato ed originale” (Luperini).

 

Alessandra Otteri Mostra tutti

ALESSANDRA OTTIERI, dottore di ricerca in Italianistica presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II” (1998) e assegnista presso lo stesso Ateneo nel biennio 2000/2002, è docente a contratto presso l’Università “L’Orientale” di Napoli (dal 2004).
Ha collaborato con la cattedra di Letteratura Italiana Contemporanea presso il DIPSUM dell’Università degli Studi di Salerno. Presso lo stesso ateneo ha svolto attività di tutorato, didattico-integrative, propedeutiche e di recupero (2010-2012) e ha conseguito un secondo dottorato di ricerca (2013).
Nel 2012 ha partecipato all'ASN (abilitazione scientifica nazionale) conseguendo l'idoneità al ruolo di professore associato di Letteratura italiana contemporanea. È docente di materie letterarie nella scuola superiore.
Tra le sue pubblicazioni: I numeri, le parole. Sul ‘Furor mathematicus’ di Leonardo Sinisgalli (Milano, Franco Angeli, 2002); L’esperienza dell’impuro. Filosofia, fisiologia, chimica, arte e altre “impurità” nella scrittura di Valéry, Ungaretti, Sinisgalli, Levi (Roma, Aracne, 2006); Fillia poeta e narratore futurista. Dal “futurcomunismo” al genere “brillante” (Napoli, Guida, 2013, nuova edizione accresciuta; I ed. Napoli, Dante & Descartes, 1999).
Dal 2004 è caporedattore della rivista di letteratura e arte «Sinestesie», per la quale ha curato alcuni numeri monografici, e dal 2010 è direttore, insieme a Carlo Santoli, del supplemento «Sinestesieonline».
Nel biennio 2007/2008 ha scritto elzeviri, cronache letterarie e d’arte per la terza pagina dell’«Osservatore romano».
Studiosa delle avanguardie e di poeti e scrittori del Novecento (Fillia, Sinisgalli, Ungaretti, Caproni, Valery, Primo Levi, Scialoja), ha pubblicato saggi e articoli su riviste letterarie e d’arte («Filologia & critica», «Filologia Antica e Moderna», «Critica letteraria», «Annali dell’Istituto Universitario Orientale», «Quaderni di scultura», «Wuz», «L’Isola», ecc.).

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